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Italia-Storia

Storia della nazionale A

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Nazionale di calcio dell’Italia.

L’esordio assoluto della nazionale italiana nel 1910, in maglia bianca; si noti la non uniformità nel colore dei pantaloncini, cosa non richiesta dai regolamenti dell’epoca.

Per quanto riguarda le vicende più importanti della nazionale di calcio italiana, esse sono legate alla nazionale A che, almeno fino alla differenziazione delle varie categorie di selezione, era la nazionale unica, che assumeva varie fisionomie a seconda del torneo al quale essa partecipava. Per fare un esempio, se è normale che nel corso dei tornei maggiori quali Coppa Internazionale o Campionato del Mondo venisse schierata la formazione più competitiva possibile, nel corso del torneo olimpico si dava spazio a professionisti di seconda fascia, in genere giovani universitari, come coloro che vinsero il torneo calcistico dei Giochi di Berlino nel 1936.

Nel secondo dopoguerra vennero via via inserite categorizzazioni più precise soprattutto per inserire criteri oggettivi e uguali per tutti di selezione dei giocatori, sia per via della progressiva istituzione di tornei giovanili, sia per dare un quadro di riferimento chiaro al torneo olimpico di calcio: il regolamento olimpico prevede infatti che la partecipazione sia riservata solo ad atleti il cui status sia formalmente di dilettante. Ma questo faceva sì che molte federazioni che ammettevano il professionismo fossero costrette a mandare i loro giocatori di seconda, se non terza fascia (secondo una formula empirica di compromesso via via variata nel tempo, i professionisti meno in vista e meno pagati e, successivamente, quelli che non avessero mai partecipato alle fasi finali di un campionato continentale o di quello mondiale), mentre federazioni i cui atleti avevano lo status di dilettante (ad esempio l’URSS e in generale tutte quelle del blocco dell’Est Europeo) potevano mandare in pratica la propria nazionale maggiore.

Non a caso per lungo tempo, nel secondo dopoguerra, il torneo olimpico di calcio fu appannaggio di squadre come la stessa URSS, la Cecoslovacchia, la Germania Est e l’Ungheria. Ciò perdurò fino all’edizione olimpica del 1988, a Seul, quando fu deciso che le rappresentative olimpiche fossero, per tutti i partecipanti, le loro selezioni Under-21 (o Under-23), con al massimo tre calciatori fuori quota.

La prima importante vittoria italiana, nel campionato del mondo 1934.

La nazionale italiana vanta 4 titoli mondiali (Italia 1934, Francia 1938, Spagna 1982 e Germania 2006) e un Europeo (Italia 1968). Inoltre ha conquistato un oro olimpico nel 1936 e due Coppe Internazionali conquistate negli anni 1920 e 1930. Il periodo d’oro fu proprio quello degli anni 1930, in cui vennero conquistati due Mondiali (unica nazionale assieme al Brasile ad averne vinti due consecutivi).

Seguì un periodo di calo, complice la seconda guerra mondiale e la tragedia di Superga del 1949. Infatti l’Italia non ebbe successo ai Mondiali del 1950, né a quelli del 1954, addirittura non si qualificò a quelli del 1958, e di conseguenza rinunciò a prendere parte al primo campionato europeo, la cui fase finale si svolse nel 1960. Ai Mondiali del 1962 usci al primo turno in una spedizione mal gestita, a quelli del 1966 andò peggio perché furono eliminati dai semi-professionisti della Corea del Nord.[3]

La rinascita avvenne nel 1968 con la vittoria dell’Europeo in Italia:[4] mentre due anni dopo ai Mondiali di Messico 1970 gli Azzurri avrebbero dato vita alla famosa semifinale contro la Germania Ovest, ricordata come la partita del secolo, vinta per 4-3 dopo i supplementari. In finale sarebbero stati poi sconfitti dal Brasile di Pelé per 4-1. Dopo il disastroso campionato del mondo 1974 in Germania Ovest, dove furono esclusi al primo turno, ben figurarono al Mondiale di Argentina 1978 dove la nazionale espresse un bel gioco e si piazzò al quarto posto.[3]

Il trionfo azzurro all’Europeo 1968.

Le premesse per far bene anche al campionato del mondo 1982 in Spagna c’erano tutte e infatti, dopo un incerto avvio nella fase a gironi, gli Azzurri allenati da Enzo Bearzot batterono in sequenza l’Argentina di Maradona e il Brasile di Zico e Falcão e in semifinale la sorprendente Polonia. In finale affrontarono la Germania Ovest che sconfissero per 3-1. Il miglior marcatore del torneo fu Paolo Rossi. La nazionale non si sarebbe qualificata per l’Europeo di Francia 1984.[3]

Dopo i Mondiali di Messico 1986, che segnarono l’addio di Bearzot, gli Azzurri di Azeglio Vicini espressero bel gioco al campionato d’Europa 1988 in Germania Ovest, dove raggiunsero la semifinale contro l’URSS, che poi perse la finale contro i Paesi Bassi. Una bella nazionale si presentò al campionato del mondo 1990, ma in semifinale, dopo i rigori, ebbe la meglio l’Argentina di Maradona; nella finale per il terzo posto gli Azzurri sconfissero poi l’Inghilterra.[3]

L’Italia fallì la qualificazione al campionato d’Europa 1992 in Svezia, sicché Vicini fu esonerato a due giornate dalla fine delle eliminatorie. Il sostituto Arrigo Sacchi, reduce dai grandi successi con il Milan, qualificò la nazionale per il Mondiale di Stati Uniti 1994. Qui gli Azzurri superarono la fase a gironi come migliore terza, dopo aver ottenuto una vittoria, un pareggio e una sconfitta in tre partite, e poi proseguirono il cammino sino alla finale, trascinati dai gol di Roberto Baggio, che eliminarono Nigeria, Spagna e Bulgaria. Nella finale di Pasadena gli Azzurri pareggiarono senza reti contro il Brasile, ma persero nuovamente ai rigori, nella prima finale di un Mondiale decisa dai tiri dal dischetto. L’avventura al campionato d’Europa 1996 in Inghilterra finì già al primo turno, dopo una vittoria, un pareggio e una sconfitta. Ai Mondiali di Francia 1998, nel difficile quarto di finale contro i padroni di casa, gli Azzurri di Cesare Maldini persero ancora una volta ai rigori.[3]

L’Italia campione del mondo per la terza volta nella storia a Spagna ’82.

L’occasione per una rivincita arrivò due anni dopo, al campionato d’Europa 2000, dove gli Azzurri giunsero in finale, proprio contro la Francia. Passata in vantaggio nel primo tempo con una rete di Marco Delvecchio, la squadra di Dino Zoff parve in procinto di condurre in porto il successo, ma i francesi pareggiarono all’ultimo istante dei tempi regolamentari. Demoralizzati dalla rete subita in extremis, gli Azzurri furono sconfitti ai supplementari per via del golden goal di David Trezeguet.[5] A seguito di alcuni sprezzanti giudizi in diretta televisiva di Silvio Berlusconi, sentendosi leso ingiustamente nella sua dignità, per protesta Zoff si dimise tre giorni dopo la finale,[6]lasciando il posto a Giovanni Trapattoni. Peggio andarono i Mondiali di Corea del Sud-Giappone 2002: la squadra alla vigilia era tra le favorite, ma, dopo aver passato a fatica il primo turno esprimendo un gioco difensivista e rinunciatario, fu eliminata ancora al golden goal negli ottavi dai padroni di casa della Corea del Sud (1-2). Fu il risultato peggiore dal Mondiale 1986. Al campionato d’Europa 2004 l’Italia uscì dal torneo al primo turno.

Al campionato del mondo 2006 l’Italia di Marcello Lippi fu grande protagonista. Dopo aver superato brillantemente la fase a gironi, eliminò Australia e Ucraina e ai tempi supplementari la Germania padrona di casa. In finale trovò nuovamente la Francia e qui gli italiani vinsero dove avevano fallito sei anni prima, ai rigori. Il calcio di rigore di Fabio Grosso incoronò gli Azzurri campioni del mondo per la quarta volta.[3]

La festa azzurra per la vittoria del quarto mondiale a Germania 2006.

Lippi lasciò dopo il successo e fu sostituito da Roberto Donadoni, che guidò la nazionale all’Europeo di Austria-Svizzera 2008. L’Italia superò la prima fase battendo la Francia per 2-0 nella terza partita del girone e ai quarti di finale pareggiò a reti bianche contro la temibile Spagna, futura vincitrice del torneo, che la sconfisse ai tiri di rigore. La vittoria ai Mondiali del 2006 permise agli Azzurri, nel frattempo tornati sotto la guida di Lippi, di partecipare all’edizione 2009 della Confederations Cup, che si svolse in Sudafrica. L’Italia fu eliminata al primo turno dopo aver vinto contro gli Stati Uniti, poi finalisti nel torneo e perso contro Egitto e Brasile, poi vincitore della competizione.[7]

Ai Mondiali di Sudafrica 2010 la squadra azzurra, guidata ancora da Lippi, deluse molto, classificandosi ultima nel girone composto anche da Slovacchia e Paraguay e i semiprofessionisti della Nuova Zelanda. Con due pareggi e una sconfitta gli Azzurri furono eliminati dal torneo al primo turno per la sesta volta, fatto che non accadeva da trentasei anni e inoltre, per la prima volta in 17 partecipazioni, senza vincere alcuna partita. Dopo la fine del Mondiale 2010 la nazionale italiana passò sotto la guida del nuovo commissario tecnico Cesare Prandelli, il cui ingaggio quadriennale era già stato ufficializzato il 30 maggio 2010.[8]Il Mondiale sudafricano segnò anche l’addio del capitano Fabio Cannavaro[9] (la cui fascia di capitano passerà a Gigi Buffon) e di un’altra pedina storica come Gennaro Gattuso.[10]

La formazione italiana scesa in campo nella finale di Euro 2012.

Durante le qualificazioni al campionato europeo di calcio 2012, la nazionale di Prandelli, a seguito della vittoria contro la Slovenia del 6 settembre 2011 (1-0), ottiene il record di precocità per quanto riguarda le qualificazione alla competizione continentale, conseguita con due turni d’anticipo con 22 punti in sole otto partite.[11] L’Italia si presenta a Euro 2012 superando un girone composto dalla Spagna, campione del Mondo e d’Europa in carica, dalla Croazia e dall’Irlanda. Approda ai quarti di finale, dove vince contro l’Inghilterra ai rigori, quindi sconfigge in semifinale la Germania per 2-1. In finale la squadra subisce una pesante sconfitta dalla Spagna (0-4);[12] il secondo posto permette però agli Azzurri di partecipare l’anno seguente alla Confederations Cup (essendo la nazionale spagnola già qualificata come vincitrice del Mondiale 2010).

Nella suddetta competizione l’Italia, alla sua seconda partecipazione, si comporta meglio rispetto all’edizione del 2009, passando il girone eliminatorio come seconda (vince contro Messico e Giappone, e perde l’ultima sfida contro i padroni di casa del Brasile) e venendo sconfitta in semifinale, ancora dalla Spagna, ai tiri di rigore; nella finale per il terzo e quarto posto, l’undici italiano conquista la medaglia di bronzo battendo, nuovamente ai rigori, l’Uruguay.[13] Nel primo e unico mondiale della gestione Prandelli, la nazionale viene eliminata dopo la fase a gironi, classificandosi terza nel girone dietro Costa Rica e Uruguay; è la settima volta che gli Azzurri vengono eliminati dai Mondiali al primo turno, fase da cui per la terza volta nella propria storia escono in due edizioni consecutive. Dopo la débâcle brasiliana, il 19 agosto 2014 a Prandelli succede Antonio Conte, che lascia la guida tecnica della nazionale due anni dopo, nel 2016, a Giampiero Ventura, dopo un’eliminazione ai rigori contro la Germania nei quarti di finale del campionato d’Europa 2016.

Altre nazionali

Oltre alla citata selezione nazionale, l’ordinamento della FIGC ne prevede varie altre, divise per fascia d’età dei propri giocatori. La nazionale maschile Under-21, che partecipa alle competizioni continentali con i propri pari categoria; la nazionale olimpica che rappresenta l’Italia nei tornei olimpici di calcio utilizza generalmente come base l’Under-21 con l’aggiunta di giocatori di un precedente ciclo dato che il limite di età è di 23 anni, viene tuttavia data la possibilità di aggiungere fino a tre fuori quota, ovvero calciatori che superino tale limite; le nazionali Under-20, Under-19, Under-18, Under-17, Under-16 e Under-15.[2]

Una parte della Nazionale Under-23 vittoriosa al Torneo di Tolone 2008.

Rappresentano ufficialmente l’Italia sempre sotto il coordinamento della FIGC: la nazionale femminile, la nazionale femminile Under-23, Under-19, Under-17, Under-16; la nazionale di beach soccer; la nazionale universitaria (che rappresenta l’Italia nel torneo calcistico delle Universiadi), composta da calciatori dilettanti o professionisti della Lega Pro che frequentino l’università; la nazionale militare, riservata formalmente a qualsiasi militare tesserato come calciatore della FIGC in qualsiasi categoria, ma, di fatto, almeno fino all’abolizione del servizio militare obbligatorio, composta dai giovani calciatori professionisti che stessero assolvendo l’obbligo di leva (tale selezione rappresenta l’Italia durante i Giochi mondiali militari e i Campionati mondiali militari di calcio); la Rappresentativa dei Giochi del Mediterraneo, che rappresenta l’Italia nei Giochi omonimi e può essere formata indistintamente da giocatori professionisti o dilettanti di qualsiasi categoria; infine, la nazionale di calcio a 5, la nazionale di calcio a 5 Under-21 e la Nazionale A Femminile Calcio a 5.[2]

Nazionali italiane che sono esistite in passato, ma che (a seguito di ristrutturazioni sia decise per norme federali che per esigenze legate ai requisiti di partecipazione ai vari tornei internazionali) sono scomparse, furono la nazionale B (in genere l’anticamera della nazionale A, costituita dalle seconde scelte di campionato o di giocatori sotto osservazione in vista di un eventuale impiego per la selezione maggiore, e il cui ruolo spesso si è sovrapposto con quello della, scomparsa anch’essa, nazionale sperimentale); soprattutto nel secondo dopoguerra, ci furono inoltre dei saltuari esperimenti circa rappresentative azzurre emanazione di un preciso e limitato bacino geografico (come la nazionale Nord-Ovest), che andavano a sfidare similari compagini dei paesi stranieri.[14][15] È infine sporadicamente attiva anche la nazionale Under-23.

Rappresentative di Lega

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Nazionale di calcio di Lega della Serie A e B Italia.

La nazionale di Lega della Serie A scesa in campo nel 1988.

Si fregiano (o si sono fregiate) impropriamente del titolo di “nazionale” anche alcune rappresentative di Lega. Dagli anni 1960 agli anni 1990 è stata sporadicamente attiva una nazionale di Lega, con una propria maglia e stemma, che attingeva dall’intero bacino della Serie A – indistintamente tra giocatori italiani e stranieri.[16] Nel 2011 è nata la cosiddetta B Italia, formata da giocatori con limite d’età Under-21 e militanti nella Serie B, che riprende idealmente la storia della rappresentativa Under-21 di Serie B;[17] anche in questo caso è però improprio parlare di “nazionale”, dato che si tratta a tutti gli effetti di una Rappresentativa U-21 della Lega Serie B (infatti sulle maglie non sfoggia lo stemma della FIGC, ma il logo della Lega B[18]) che funge da bacino per le nazionali U-20 e U-21.

Risultati conseguiti

La nazionale A ha vinto quattro edizioni del campionato mondiale di calcio (Italia 1934, Francia 1938, Spagna 1982 e Germania 2006), la massima competizione calcistica per squadre nazionali maschili, classificandosi seconda in altre due occasioni (Messico 1970 e Stati Uniti 1994); inoltre, si è classificata terza a Italia 1990 e quarta ad Argentina 1978. Per contro non ha partecipato alla prima edizione (Uruguay 1930) e non si è qualificata in quella di Svezia 1958, mentre non ha superato il primo turno del campionato del mondo di calcio in sette occasioni[19].

Ha conseguito la vittoria nel campionato europeo di calcio per nazioni a Italia 1968, s’è classificata in altre due occasioni seconda (Belgio-Paesi Bassi 2000 e Polonia-Ucraina 2012) ed è arrivata quarta a Italia 1980, giungendo complessivamente cinque volte alle semifinali (l’altra a Germania Ovest 1988).

Nella Confederations Cup conta due partecipazioni (2009 e 2013), ottenendo come miglior risultato un terzo posto nell’edizione del 2013.

Si aggiungono alle vittorie la medaglia d’oro al torneo olimpico di calcio alla XI Olimpiade a Berlino nel 1936 e quella di bronzo alla IX Olimpiade ad Amsterdam nel 1928, in un periodo in cui l’ordinamento olimpico non aveva ancora uniformato, secondo il criterio dell’età massima dei giocatori, la composizione delle squadre. Infine ha ottenuto due Coppe Internazionali (torneo centro–europeo nato nel 1927, prima dell’istituzione della UEFA e da questa mai riconosciuto ufficialmente, poi superato nel 1960 dall’Europeo) nelle edizioni 1927–30 e 1933–35, risultando l’unica squadra ad aver vinto due volte tale competizione.

La nazionale Under-21 vanta invece la vittoria in cinque edizioni del campionato europeo di calcio Under-21 (1992, 1994, 1996, 2000 e 2004), la massima competizione ufficiale per squadre di tale categoria. La nazionale olimpica ha conseguito la medaglia di bronzo al torneo di calcio della XXVIII Olimpiade ad Atene nel 2004.

La nazionale di beach soccer gioca regolarmente i campionati europei e mondiali. Infine, la nazionale universitaria ha vinto il torneo di calcio della XIX Universiade svoltasi in Sicilia nel 1997.

Impianti e strutture

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Centro tecnico federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

La nazionale italiana non ha uno stadio nazionale fisso: gioca le sue partite a rotazione nei vari impianti italiani, scegliendoli di volta in volta a seconda dell’importanza della partita, dell’avversario che si incontra e dell’eventuale affluenza di pubblico.

Le sfide ufficiali o di maggior spessore vengono disputate negli stadi delle principali città della nazione: l’Olimpico di Roma, il Meazza di Milano, il San Paolo di Napoli, lo Stadium o l’Olimpico di Torino, il Barbera di Palermo, il Ferraris di Genova, il Dall’Ara di Bologna, il Franchi di Firenze e il San Nicola di Bari. Per le amichevoli o gli incontri di minore importanza, si opta invece per le più svariate località della penisola, a seconda dell’esigenza.

Per i ritiri e le sessioni di allenamento gli Azzurri hanno invece una sede fissa nel centro tecnico federale situato a Firenze, nel quartiere di Coverciano. Come seconda opzione, la nazionale ha un altro luogo di raduno negli impianti sportivi della Borghesiana, a Roma.

Colori e simboli

Colori

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Maglia azzurra (Italia).

La nazionale al debutto assoluto nel 1910, con una semplice maglia bianca.

La prima maglia indossata dalla nazionale italiana nell’esordio assoluto con la Francia del 15 maggio 1910 era di colore bianco. Tale scelta fu semplicemente dovuta al fatto che non si era raggiunto ancora l’accordo sulla divisa ufficiale, e dunque si decise di non colorarla lasciandola bianca.[20] Al 2014 la seconda maglia della nazionale è di colore bianco.[21]

Dopo due partite, in occasione di un’amichevole con l’Ungheria disputata a Milano il 6 gennaio 1911 la tenuta bianca venne sostituita da quella azzurra: la scelta fu motivata dal fatto che l’azzurro (o meglio, il blu Savoia) era il colore dello stendardo della casa reale dei Savoia (sul quale poi campeggiava lo stemma sabaudo);[22] la divisa prevedeva in abbinamento pantaloncini bianchi e calzettoni neri (col tempo anche questi ultimi diverranno azzurri).[23] È molto diffusa la leggenda secondo cui le divise italiane dei primi decenni fossero di una tonalità di azzurro molto chiara, più vicina al celeste. In realtà, le maglie della nazionale sono state fin dagli esordi azzurre o blu:[24] questo “falso storico” (che ha influenzato anche le divise Kappa dei primi anni 2000, e la maglia celebrativa realizzata dalla Puma per la Confederations Cup 2009) è probabile derivi dalle copertine acquerellate che La Domenica del Corriere dedicava alla squadra (le poche immagini a colori all’epoca disponibili), in cui le maglie venivano rappresentate con un celeste molto chiaro.

Nel 1911 la nazionale indossa per la prima volta la maglia azzurra.

Durante gli anni 1930 l’Italia ha vissuto anche una breve parentesi con una divisa completamente nera, voluta dal regime fascista di Benito Mussolini;[25] la maglia nera debuttò il 17 febbraio 1935 in un’amichevole contro la Francia allo Stadio del Partito Nazionale Fascista di Roma,[26] e seppur non abbia mai soppiantato stabilmente la maglia azzurra, questa venne sfoggiata in misura minore dalla nazionale anche al torneo calcistico degli XI Giochi olimpici di Berlino dell’anno seguente,[27] e ai Mondiali di Francia 1938.[28] La divisa nera cadde nell’oblio dopo la caduta di Mussolini; il solo colore, limitato a un inserto sulla manica sinistra, ritornò sulle maglie azzurre all’indomani della tragedia di Superga quando tutte le rappresentative nazionali, in memoria del Grande Torino, scesero in campo per un anno intero col lutto al braccio “compreso” nella divisa: non si trattava infatti di una fascia, ma di una vera e propria diversa colorazione nella trama azzurra.[29]

Per quanto riguarda le maglie dei portieri, le prime divise erano di colore nero; successivamente dagli anni 1950 in poi sono state pressoché stabilmente di tonalità grigia con il colletto e i polsi blu, a partire dagli anni 1980 le maglie erano di una tonalità metallica vicina all’argento, con piccole modifiche legate alle variazioni stilistiche degli sponsor tecnici (ad esempio, la maglia del 1994 aveva le maniche rosse, bianche e blu con disegni zigzag). Solo a partire dalla metà degli anni 1990 hanno assunto altre colorazioni, generalmente rosso o verde, adattandosi anche qui allo stile dello sponsor tecnico.

La maglia della nazionale ha visto anche delle curiose varianti cromatiche nel corso della sua storia. Nel 1950 la nazionale B disputò un’amichevole contro l’Inghilterra B indossando, per un’unica volta, una divisa azzurra cinta da una fascia bianca orizzontale inglobante lo scudetto tricolore, e numeri neri sulla schiena.[30] Sempre negli anni 1950 la Nazionale giovanile scendeva in campo con una maglia verde,[31] colore poi saltuariamente scelto anche dalla Nazionale di Lega[16] e, per un’unica amichevole del 1954 contro l’Argentina giocata a Roma, anche dalla Nazionale A.[32] Nel 1994 l’Under-21, a causa di un disguido tecnico, giocò contro la Croazia U-21 a Caltanissetta indossando una maglia rossa, in realtà la seconda maglia della locale squadra della Nissa.[33] Infine nel 2004, per un’amichevole a Reykjavík con l’Islanda, la nazionale A utilizzò solo in quell’occasione un’inedita divisa blu scuro.[34]

Divise

Storia

La classica divisa italiana: maglia azzurra, pantaloncini bianchi e calzettoni azzurri.

Le maglie delle nazionali, almeno fino agli anni 1970, erano di produzione artigianale, anonime e spartane. A partire dalla metà del decennio fecero ingresso massiccio gli sponsor tecnici, che si accreditarono come fornitori unici di tutto l’equipaggiamento della nazionale (a eccezione delle scarpe, che ogni calciatore sceglieva e tuttora sceglie a seconda della propria comodità e dei propri contratti di sponsorizzazione). Da notare che fino al 1999 gli accordi di fornitura tra la FIGC e i vari fornitori tecnici che si sono alternati negli anni vietavano a questi ultimi di marchiare col proprio logo o con altri elementi estranei la divisa ufficiale della Nazionale, caso unico al mondo.

Nel 1974 adidas fu il primo fornitore della nazionale (anche se fino al 1978, le maglie erano prodotte dalla ditta Baila, mentre le tute e i calzettoni erano di marca tedesca), a cui nel 1979 subentrò Le Coq Sportif, che rimase fino al 1984. Dopo tre amichevoli giocate con divise fornite da Ennerre, nel 1985 ha inizio il lungo sodalizio con Diadora che si concluderà nel 1994, quando arrivò Nike. Nel 1999, con le prime maglie firmate Kappa, per la prima volta nella storia della nazionale il logo dello sponsor tecnico compare sulle maglie. Dal 2003 il fornitore tecnico dell’Italia è Puma.[23] Da quando la FIGC ha raggruppato sotto il proprio coordinamento tutto il calcio giocato in Italia, anche la situazione-uniformi è stata normalizzata, per cui tutte le nazionali maschili e femminili di qualsiasi categoria e specialità vestono lo stesso marchio e usano lo stesso equipaggiamento dello sponsor tecnico del momento.

Per quanto riguarda invece la foggia delle maglie, essa non ha avuto grossi cambiamenti nel tempo, adeguandosi più o meno blandamente alla moda del momento con periodici mutamenti legati soltanto alla forma del colletto, almeno fino all’inizio degli anni 1980: se infatti sino ad allora la tenuta era sostanzialmente rimasta alla maglia girocollo e pantaloncini bianchi (con alcune variazioni, tipo i pantaloncini e calzettoni neri degli anni 1950 e 1960), nei Mondiali di Messico 1970 e Germania Ovest 1974 la maglia da trasferta era invece bianca con una grande striscia orizzontale blu all’altezza del petto. Nel corso del campionato del mondo 1982 in Spagna venne adottato un collo a V ornato da bordini tricolori, mentre ai Mondiali di Stati Uniti 1994 comparvero minuscoli triangolini tricolori e stemmi stampati su tutta la maglia. Le divise Nike del periodo 1996-1997 erano caratterizzate da orlature inferiori di colore oro e una scritta ITALIA che creò molto disappunto, dato che andava a cadere proprio sulle natiche dei calciatori. Nel campionato del mondo 1998 in Francia, la maglia aveva delle righe orizzontali che correvano dall’ascella fino alla fine della maglia.

L’Italia in totale completo azzurro, una scelta cromatica sovente utilizzata dalla nazionale a partire dagli anni 2000, e già saltuariamente vista in passato.

Durante gli Europei di Belgio-Paesi Bassi 2000, con il modello Kombat di Kappa, la nazionale adottò un modello molto attillato e elasticizzato, che fece moda per un certo periodo. Per il campionato d’Europa 2004 in Portogallo i numeri della divisa passarono da bianchi a color oro. Coi Mondiali di Germania 2006 vennero aggiunte delle vistose sfumature blu scuro sui bordi, mentre sulla maglia bianca vi era un triangolino azzurro che partiva dal collo. In questi anni, sempre più spesso la nazionale inizia a sfoggiare il completo maglia-pantaloncini-calzettoni totalmente azzurri (l’Italia ha disputato la finale del campionato mondiale di calcio 2006 con questo completo).[23] Nel 2007 sulla seconda maglia, quella bianca, sono ritornati i numeri in blu scuro. Al campionato d’Europa 2008 in Austria e Svizzera sono ritornati i numeri in bianco sulla prima maglia. Per quanto riguarda i pantaloncini, storicamente di colore bianco, nei decenni ci sono stati pochi cambiamenti; tuttavia, come accennato sopra, in tempi recenti lo sponsor tecnico ha proposto frequentemente pantaloncini di colore azzurro come la maglia.

Il 2 settembre 2008, in presenza del presidente della FIFA Joseph Blatter, venne presentato il FIFA Champions Badge, stemma celebrativo di campione del mondo in carica, introdotto dall’organismo mondiale, inserito al centro sulla maglia della nazionale; l’Italia è stata la prima nazionale al mondo a fregiarsi di questo riconoscimento.[35]

Per la FIFA Confederations Cup 2009, Puma ha messo a disposizione della nazionale un completo celebrativo, che voleva omaggiare quelli indossati durante gli anni 1930.[36] La maglia era di colore celeste molto chiaro, denominato “Cendre Blue”, con inserti tricolori sul lato destro del tronco. Il logo della FIGC era più grande del solito, incorniciato sempre dello stesso colore. I pantaloncini e i calzettoni erano invece marroni.[23] Un altro completo celebrativo è stato realizzato per la sola amichevole con l’Inghilterra del 15 agosto 2012, quando la nazionale è scesa in campo con una speciale maglia che si rifaceva a quella vittoriosa di Spagna ’82, celebrando il trentennale del terzo trionfo mondiale azzurro.[37]Infine, per la FIFA Confederations Cup 2013, è stata usata una divisa leggermente diversa da quella usata all’Europeo di Polonia-Ucraina 2012 e nelle qualificazioni mondiali per il 2014, con una striscia verde sulla manica destra e una rossa su quella sinistra, e un azzurro leggermente più scuro.